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Chiacchiere di Carnevale: storia e tradizione

Sono forse il dolce non solo di Carnevale, ma in generale, con più varianti del nome in assoluto. E sono sicuramente il simbolo del Carnevale, essendo la ricetta che ovunque in Italia viene consumata in questo periodo. Ma come nascono? E a cosa è dovuto il loro successo? In questo articolo vedremo la loro storia e la loro preparazione, per imparare a farle anche a casa.

Quanti nomi per un solo dolce!

Sicuramente Chiacchiere è un sinonimo di Carnevale, perché la maggior parte di noi quando pensa a questa festività pensa anche al suo dolce simbolo, le chiacchiere. O forse erano Bugie? O Frappole? Certo ci sono anche altri nomi, come Crostoli, Cenci, Frappe, Fiocchetti, Frittole, Galani e chi più ne ha più ne metta.

Ma come mai ogni zona d’Italia ha voluto trovare un suo modo per chiamarle? Effettivamente, in pochi conoscono le loro origini e il significato dei loro nomi. Ma noi pensiamo che conoscere l’origine di qualsiasi ricetta consente di gustarla meglio, perché si entra in intimità con lei e la si considera familiare.

Quindi vediamo brevemente la storia delle Chiacchiere di Carnevale. Secondo alcuni storici esse hanno origine addirittura in epoca Romana, quando venivano preparati dei dolci con uova e farina che i latini chiamavano frictilia, dal momento che, appunto, venivano fritti nel grasso del maiale.

Le donne romane le preparavano per i Saturnalia (una festività romana che corrisponde al Carnevale cristiano) e ne facevano tantissime, perché dovevano durare per tutto il periodo della Quaresima e dei Saturnali.

In epoche successive, questo dolce si serviva alla folla che una volta all’anno andava in strada a festeggiare il Carnevale: si trattava anche allora di un dolce estremamente facile da preparare, ed era semplice farne tante in poco tempo senza spendere troppo.

Come possiamo notare, la tradizione dei frictilia è giunta fino a noi e con nemmeno modifiche significative che ogni regione ha apportato. Tuttavia sta diventando sempre più difficile trovare delle chiacchiere fritte nello strutto, ma anzi proprio il salutismo ha spinto sempre di più a friggerle nell’olio o ancora a cuocerle in forno.

È tuttavia presente una interessante leggenda napoletana, una storia che vede le origini del nome Chiacchiere dovute alla Regina Savoia, che durante le “chiacchiere” con le amiche di corte iniziò ad avere fame e chiamò Raffaele Esposito, il cuoco di corte, per chiedergli un dolce che allietasse lei e i suoi commensali.

Esposito prese spunto dalle chiacchiere della Regina e dagli ospiti e per questo chiamò il dolce appena fatto Chiacchiere. Ad ogni modo, come detto, questo è un dolce che si tramanda da secoli proprio per la facilità della ricetta.

Non a caso è sempre stato visto come un dolce povero, visti i pochissimi ingredienti usati nella preparazione. Per questi motivi alcuni hanno cercato di renderlo più “ricco” con delle rivisitazioni alla ricetta di base.

Comunque, sia che siano preparate in casa, sia che le acquistiate in pasticceria o al supermercato o ancora in giro durante i festeggiamenti carnevaleschi, le chiacchiere sono delle striscioline rondellate ai bordi, immerse in tantissimo olio per la frittura e poi poste su della carta assorbente per asciugare l’olio in eccesso.

Si servono fredde e coperte di zucchero a velo, con alcuni casi che le vedono anche ricoperte di miele, cacao, alchermes (un liquore rosso) o ancora servite con del cioccolato fondente. Alcuni le fanno addirittura ripiene, come dei fagottini che contengono qualcosa di prezioso e invitante al loro interno.

Inoltre, rispetto agli altri dolci carnevaleschi possono essere conservate per intere settimane se conservate in luogo fresco asciutto, chiuse bene in un sottovuoto o in un sacchettino.

Dopo questa introduzione storica probabilmente vi sarà venuta voglia di mangiarne qualcuna. Quindi che sia la prima volta o la milionesima, il morso alla chiacchiera è un vero e proprio momento magico che porta subito al Carnevale.

In questo articolo vediamo come preparare delle ottime Chiacchiere al forno, un’alternativa più sana delle tradizionali Chiacchiere. Vediamo gli ingredienti per circa 40 di questi squisiti dolcetti:

  • 500 grammi di Farina tipo 00
  • 70 grammi di Zucchero.
  • 50 grammi di Burro (non di frigo, ma temperatura ambiente).
  • 30 grammi di gramma.
  • 6 grammi di Lievito per dolci in polvere.
  • 3 uova.
  • 1 baccello di vaniglia.
  • 1 tuorlo d’uovo.
  • Olio di semi d’arachide q.b. (per la frittura).
  • Zucchero a velo q.b. (per cospargerle).

Preparazione

Iniziate la preparazione delle Chiacchiere setacciando farina e lievito, e versandoli in una ciotola plenaria con la foglia (la frusta per montare). Uniteci anche zucchero e sale, e anche le uova che in precedenza avete sbattuto. Infine versate la grappa ed amalgamate con cura tutti gli ingredienti.

Sostituite la foglia con il gancio, e poi unite al composto i semi di vaniglia e il burro a temperatura ambiente, continuando poi ad impastare per un quarto d’ora ottenendo un impasto ben omogeneo: è importante che sia sostenuto ma comunque malleabile.

Se vedete che è troppo duro aggiungeteci 5 o 10 grammi di acqua. Adesso spostate il composto su un piano da lavoro maneggiandolo con una certa celerità in modo da conferirgli una forma tondeggiante.

Ora avvolgetelo nella pellicola trasparente per alimenti, lasciandolo riposare per mezzora a temperatura ambiente. Finiti i 30 minuti, dividete la pasta in dei pezzi da circa 150 grammi l’uno e lavorateli singolarmente.

Appiattite una prima parte di questi pezzi con il palmo della vostra mano, infarinatela e poi tiratela con il tirapasta che precedentemente avete settato sullo spessore più largo. Prendete i lati corti della striscia di impasto che ne è venuta fuori, e ripiegateli verso il centro. Ora tirate di nuovo la pasta, impostando di volta in volta uno spessore sempre minore raggiungendo in ultimo i due millimetri.

Fate la stessa identica operazione su tutti i pezzi di impasto da 150 grammi. Mentre fate riposare la pasta tirata per pochi minuti, scaldate l’olio portandolo a 150 o 160 gradi. Prima dell’immersione sagomate dei rettangoli dalla pasta con i bordi smerlati (dimensioni di 5x10cm, ovviamente non dovete essere precisissimi) e sulla parte centrale praticate due tagli paralleli al lato lungo dei rettangoli.

Quando l’olio ha raggiunto la temperatura sopra indicata, immergete due o tre rettangoli di pasta con la schiumarola (per non bruciarvi e per non sformarli) e cuoceteli su tutti e due i lati facendo raggiungere loro la tipica duratura.

Scolate le Chiacchiere sulla carta assorbente, e quando si sono raffreddate impiattatele e copritele con tanto zucchero a velo. Come detto, potete consumarle subito appena fatte o anche aspettare due o tre giorni conservandole in un sacchetto di carta.

Qualche suggerimento

Ricordate che l’olio della frittura può superare i 160°, ma non dovrebbe mai andare oltre i 180 gradi. Come abbiamo detto e ripetuto, ci sono delle varianti nella ricetta delle Chiacchiere.

Alcuni per esempio sostituiscono la grappa con il rum, il marsala, il brandy o altri tipi di liquori e alcolici. Altri ancora ci aggiungono anche della scorza grattugiata, e danno anche forme diverse da quella rettangolare: per esempio a rombo, quadrata, o a fiocco (come fanno in Romagna, dove infatti si chiamano Fiocchetti).

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