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Come nasce la tradizione dell’Uovo di Pasqua

Oggi a Pasqua abbiamo davvero tantissima scelta di uova di cioccolato, sia per le sorprese in esse contenute (li le possibilità sono infinite) sia per il tipo di cioccolato stesso. Ma vi siete mai chiesti come nasca questa tradizione, quanto sia antica e soprattutto perché proprio l’uovo sia diventato il simbolo per eccellenza di questa festività?

Uovo come simbolo della genesi

La rappresentazione dell’Uovo ha due punti di vista. Il primo è quello simbolico, visione in cui l’uovo è un significante che viaggia in ogni epoca e in ogni cultura. L’altro punto di vista è, naturalmente, quello religioso che lo associa per lo più alla nascita e più genericamente alla vita stessa.

Pur essendo un valore soprattutto cristiano, è bene notare che come per la maggior parte dei simboli anch’esso sia derivato da una tradizione pagana: nella religione antica, infatti, l’uovo simboleggiava la fertilità e il ritorno alla vita.

Questa frase riassume molto bene quanto stiamo dicendo: Omne vivum ex ovo, e cioè “tutti i viventi nascono da un uovo”. Non è raro trovare nei testi antichi, nelle pitture, enei mosaici l’origine del cosmo rappresentata da un uovo, e se ci pensiamo le festività di ogni cultura e di ogni continente legate all’arrivo della Primavera hanno usanze che si legano all’uovo.

Nel nostro caso, visto che è la nostra cultura – in senso ampio: sia credenti che atei comunque hanno usanze e tradizioni derivate da una storia cristiana – ci concentreremo sull’uovo nella simbologia cristiana, nella quale ha valenza di rinascita.

Infatti nel periodo detto paleocristiano, ovvero per i primi cristiani la nascita di un pulcino che usciva dall’uovo era la rappresentazione simbolica della Resurrezione, da sempre festeggiata in primavera. Per questo, per le usanze e le credenze dei primissimi cristiani, l’Uovo è rimasto associato alla Pasqua.

Nel Medioevo, poi, non era raro trovare dei reliquiari che tenessero in custodia un Uovo come segno di auspicio in una rinascita spirituale di un caro defunto. Col passare dei secoli, nel giorno di Pasqua divenne un rito che i fedeli portassero in chiesa delle uova, da benedire.

Un’usanza che non ha fatto altro che rafforzare enormemente il legame tra la Pasqua e le Uova, legame che oggi ne influenza persino l’aspetto meno simbolico e religioso, e più commerciale con la tradizione ormai mondiale del consumo dell’Uovo di Cioccolato – ma anche di altri tipi, o della realizzazione di uova di carta – il giorno di Pasqua.

Uovo come dono

Nelle epoche antiche, le civiltà esistenti usavano l’uovo come oggetto beneaugurante che celebrasse l’arrivo della Primavera. Si assisteva, quindi, allo scambio delle uova, per lo più di gallina, ovvero quelle che erano il simbolo della Natura e della vita che rinascevano dopo l’inverno, e che erano auspicio di fecondità e fertilità.

L’arrivo della Primavera era festeggiato con il dono dell’Uovo non solo dai Romani, ma anche dai Babilonesi, dai Persiani e dagli antichi Cinesi che celebravano la bella stagione con auguri di un futuro felice, roseo e prospero.

Nel Medioevo, ovvero l’epoca che ha dato vita all’Europa Cristiana, le uova si coloravano per poi essere date in regalo il giorno di Pasqua, con quelle dipinte di rosso che rappresentavano il sangue di Cristo – nei Paesi Cattolici – o la salute – nei Paesi Ortodossi.

Alcune leggende nate intorno alla Pasqua vedono l’uso della decorazione delle Uova addirittura tipico anche dello stesso Gesù. Sembra infatti che Maria facesse giocare il piccolo Gesù con delle uova colorate e che il giorno di Pasqua, di ritorno dal sepolcro del figlio, avesse trovato delle uova rosse sul ciglio.

Altre versioni vedono Maria Maddalena porre delle uova ai piedi della Croce, tinte di rosso per il sangue di Cristo.

Al di là delle leggende, comunque, uno dei motivi più pratici del consumo di Uova a Pasqua si deve al fatto che durante la Quaresima e il digiuno da esso previsto, le Uova che le galline deponevano nel pollaio quelle 6 settimane e che non potevano essere mangiate, dovevano essere consumate velocemente.

Per questo venivano fatte benedire in Chiesa durante la domenica Pasquale, rassodate e poi appunto donate ai cari e agli amici come auspicio alla fecondità. I fedeli, mangiando delle uova ora sacre, partecipavano insieme a Cristo alla Resurrezione.

Sembra che l’usanza cristiana dello scambio delle Uova sia sa far risalire nel 1176, anno in cui il Priore dell’Abbazia di Saint-Germain accolse Re Luigi VII dopo il ritorno a Parigi in seguito alla Seconda Crociata, donandogli prodotti della terra, tra cui vi erano anche le uova.

La tradizione delle uova decorate invece è di poco successiva, e va ricercata nell’abitudine di Studenti e Soci delle corporazioni nel XIII secolo di andare di casa in casa a chiedere uova, e i nobili per distinguersi le dipingevano di Rosso o di verde.

Sempre tra i nobili, poi, fu usanza lo scambio di uova d’oro e d’argento, impreziosite di smalti, perle, e gemme di ogni tipo. Un’usanza nobiliare sempre molto antica, di cui si trova riferimento nei libri contabili di Re Edoardo I d’Inghilterra il quale nel 1290 aggiunse nei conti anche l’acquisto di 450 uova d’oro e decorate, dono ai membri della sua corte.

Luigi XIV di Francia, il Re Sole, invece faceva decorare molto sontuosamente le uova degli struzzi dello zoo di Versailles, anche lui come dono per ingraziarsi la corte. Ma visto che col tempo le uova vere divennero insufficienti, il Sovrano passò a quelle d’oro, di porcellana o d’avorio.

Il suo successore, Luigi XV, per Madame du Barry fece fare e decorare un Uovo particolarmente grande, che come “sorpresa” conteneva una statuetta di Cupido.

Dalle Fabergé alle Uova di Cioccolato

Bisogna riconoscere, però, che le Uova colorate e decorate più celebri sono quelle di Peter Carl Fabergè e delle sue Uova Fabergè. Peter era un orafo a cui nel 1883 lo Zar Alessandro di Russia commissionò la realizzazione di uno speciale regalo per la moglie, la Zarina Maria.

L’Orafo creò il primo Fabergè, ovvero un Uovo di Platino bianco che al suo interno conteneva un uovo d’oro contenente ancora un piccolo pulcino dorato e la corona imperiale in miniatura.

Inutile dire che i due Imperatori ne furono entusiasti: da quel momento ogni anno Fabergè creò una serie di uova preziose artisticamente alte da regalare tutti gli anni.

Torniamo, però, al nostro Re Sole. È a lui, infatti, che si deve l’ideazione dell’Uovo di Cioccolato. Sempre per la scarsità delle vere uova di Struzzo, il dispendioso Re ebbe desiderio di imitarle con il cioccolato: i suoi cuochi, quindi realizzarono le prime uova come le conosciamo oggi, ed ebbero anche l’idea di inserirci delle sorprese.

È passato molto tempo da allora, e le uova di cioccolato hanno subito le dovute evoluzioni. Nel XX secolo si iniziarono a produrre artigianalmente, con degli stampi semisferici in metallo, dei corpi cavi che però non diedero il risultato sperato, con uova pesanti e molto fragili.

Il problema si risolse con una copertura di cioccolato raffinato e concato, cui si aggiunge burro di cacao che dona elasticità e quindi permette di modellare meglio il cioccolato. Un’idea nata a Torino negli anni 20 per opera dell’azienda Casa Sartorio, che depose per prima il brevetto di un nuovo modo di lavorazione delle uova con stampi a cerniera roteati e rivoluzionati.

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