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Cosa rappresenta la Pasqua

Che cosa rappresenta per voi la Pasqua? Vi stupirete, forse, nello scoprire che è una festività davvero variegata, che per ogni cultura ha un significato più o meno diverso. Una festa celebrata sin da tempi antichissimi, e che simboleggia un sacrificio e un passaggio da esso derivato. Cerchiamo di spiegarvela brevemente.

La Pasqua Ebraica

Il termine italiano Pasqua non ha derivazione né latina né greca, ma ebraica: viene infatti da Pesah, lingua in cui ha significato di Passaggio. Gli ebrei festeggiano la Pesah per ricordare il passaggio dell’angelo di Dio simboleggiato dal sacrificio dell’agnello e che colpì tutti i primogeniti Egizi. Questo prmise al popolo ebraico tenuto prigioniero di scappare dalla schiavitù egizia guidati da Mosè che separò le acque del Mar Rosso, dando inizio al cammino verso la Terra Promessa.

Un rito non troppi dissimile da quello cristiano, che vede sempre il sacrificio di un agnello. In questo caso però l’agnello viene identificato con Cristo stesso, con la sua morte la sua resurrezione, che ha liberato dalla schiavitù non Egizia, ma dalla schiavitù del peccato e della paura della morte.

Ma andiamo con ordine e torniamo al rito ebraico. Già i popoli antichi del Vicino Oriente praticavano alcuni riti agrari tra cui l’offerta di primizie e i primogeniti del bestiame, per celebrare l’arrivo della Primavera e della fecondità del gregge visto che in questa stagione i pastori spostavano le loro pecore in  nuovi pascoli.

Per questa occasione sacrificavano un agnello, come richiesta alla divinità di avere un gregge più numeroso e fecondo. Gli ebrei presero questo rito, il sacrificio dell’agnello, e lo fecero loro, assegnandovi un nuovo significato.

La loro tradizione vedeva, nel 14esimo giorno lunare di Nisan (Marzo-Aprile, proprio come noi), mangiare l’agnello insieme a erbe amare e pare azzimo che ricordasse il passaggio di Dio, che aveva colpito con la morte tutti i primi nati dell’Egitto tra cui anche il figlio del Faraone, mentre aveva liberato gli Ebrei dall’oppressione e dalla morte.

Quando i Romani dell’Imperatore Tito distrussero il Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C., resero impraticabile il sacrificio che veniva compiuto proprio all’interno del Tempio Sacro, ma non abolirono né la festa né il suo valore.

Infatti gli Ebrei, per i quali in seguito alla distruzione iniziò il periodo di Diaspora – ossia, furono sparsi dall’odierno Israele in tutta Europa – mangiavano e mangiano l’agnello pasquale nel rito di Seder, in cui si rilegge il racconto della liberazione dall’Egitto, e si augurano di poterlo mangiare a Gerusalemme cantandosi “Oggi qui, ma l’anno prossimo a Gerusalemme!.

Il primo spunto di passaggio dalla Pasqua ebraica a quella cristiana lo si deve al Profeta Isaia, che usò l’immagine dell’agnello (e, cioè, della vittima innocente offerta come riscatto per i propri peccati) riferendosi alla figura del Messia, che si presentava come servo sofferente (e non figlio) di Yahweh e che avrebbe liberato Israele e gli altri popoli.

E proprio a questa attesa del Messia si ricollega Gesù, che annuncia ai discepoli la sua morte, entrando a Gerusalemme con un asino e non come trionfatore.

La Pasqua cristiana

Si trova traccia della Pasqua cristiana nei Vangeli Sinottici, ovvero quelli di Matteo, Marco e Luca i quali descrivono l’Ultima Cena quale la celebrazione della Pasqua Ebraica, cui Cristo attribuisce nuova valenza.

Infatti, diede ai discepoli il pane e il vino identificandoli rispettivamente come il suo corpo e con il suo sangue, dicendo la celebre frase che si ripete ogni volta durante l’Eucarestia. Il Vangelo di Giovanni, invece, dice che Gesù fu crocifisso nel giorno prima della Pasqua ebraica, ricollegando sempre il pane al sangue di Gesù e identificandolo, come aveva fatto Isaia, all’agnello di Dio, che toglie i peccati dal mondo

Infine, il libro dell’Apocalisse vede Gesù seduto sul trono alla fine del mondo, dopo la sua seconda venuta, come agnello immolato e glorificato, che ha riscattato dal peccato tutti gli uomini con il suo sangue.

La Pasqua nel suo nuovo significato

Come gli Ebrei, che lo mangiavano con l’agnello, anche i cristiani utilizzano per Pasqua il pane azzimo, rappresentante la purezza interiore dei cristiani che quindi devono evitare il Lievito del Peccato – secondo quanto riportato nel Vangelo.

È interessante notare, quindi, come i riti ebraico e cristiano siano pressoché uguali ma cambino nel significato. Nella simbologia cristiana il centro non è più una liberazione politica – che del resto gli ebrei hanno sempre cercato e che possiamo dire cerchino ancora, visto che sono stati mandati nella terra di Israele che però nel frattempo era stata abitata da altri – ma una liberazione spirituale, e la resurrezione dei morti anche fisica, non solo spirituale (cosa che invece immaginava, per esempio, la Filosofia Greca di Platone).

Quindi i cristiani non si sono mai staccati completamente dal rito ebraico, ma hanno cambiato oltre alla simbologia anche il giorno della celebrazione, sostituendo la domenica al sabato e mettendo la Pasqua come prototipo e modello (ricordiamo, infatti, che la domenica si celebra la messa sempre per ricordare il sacrificio di Gesù).

Ciò che è cambiato maggiormente sono naturalmente le tradizioni, ma queste più che ad un motivo religioso si devono ad un motivo geografico-culturale, su cui certo la religione influisce ma fanno anche molto il clima e le usanze di una singola nazione (altrimenti in tutta Europa si mangerebbero le stesse pietanze nel giorno di Pasqua!).

Le tradizioni

A livello liturgico, il Ciclo della Pasqua e tutte le cerimonie della Santa Settimana furono definite precisamente tra il IV e il V secolo d.C. Quindi la sera del Sabato Santo si benedicono fuoco, cero pasquale, fonte battesimale e si ricordano le tappe più importanti della Salvezza, dal Peccato originale al passaggio sul Mar Rosso alla Resurrezione di Gesù.

Le tradizioni popolari legate alla Pasqua sono diverse, e quella della benedizione delle uova è la più conosciuta, quella che poi ha portato alla nascita delle Uova di Cioccolato. Le Uova sono del resto il simbolo della rinascita, ed esprimono la rigenerazione spirituale.

Possiamo osservarlo noi stessi: donare un uovo di cioccolato oggi dona felicità in un certo senso, magari non si collega subito al rinnovamento della vita, ma comunque dà senso di rilassatezza e di relax. E per chi crede, comunque, è da intendersi anche come rigenerazione.

La Colomba, oggi fatta come pane dolce simile al Panettone, che è sia simbolo della Fine del Diluvio Universale sia Dono dello Spirito Santo, e il Ramo d’Olivo che si distribuisce nella Domenica delle Pasque, sono i simboli della pace.

 

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